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La prova di adattabilità (fit-test) è una procedura tecnica finalizzata a verificare che un dispositivo di protezione delle vie respiratorie a tenuta (APVR) aderisca correttamente al volto dell’utilizzatore, garantendo la tenuta necessaria per assicurare il livello di protezione previsto.
Il principio è semplice: un respiratore a tenuta protegge solo se l’aria inspirata attraversa il filtro e non entra dai bordi del facciale.
La UNI 11719 definisce il processo di selezione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie e disciplina la prova di adattabilità per i dispositivi a tenuta.
La norma si basa sull’integrazione della UNI EN 529:2006 con il D.Lgs. 81/08, in particolare gli articoli 77 e 79. L’ultimo aggiornamento del 2025 è stato fortemente voluto dalla Commissione sicurezza per rispondere alle nuove esigenze legislative
Il datore di lavoro deve:
· scegliere DPI adeguati al rischio;
· assicurarsi che siano idonei al lavoratore;
· garantire formazione e addestramento.
Per gli APVR a tenuta, l’idoneità al singolo lavoratore può essere dimostrata solo tramite verifica dell’adattabilità.
La prova di adattabilità è richiesta per tutti gli APVR a tenuta, tra cui:
· Facciali filtranti (FFP1, FFP2, FFP3)
· Semimaschere
· Maschere intere
Non è invece richiesta per dispositivi non a tenuta, come:
La prova di adattabilità deve essere effettuata:
· prima del primo utilizzo del respiratore;
· ogni volta che viene assegnato un nuovo modello o una nuova taglia;
· in caso di modifiche significative della morfologia del volto (dimagrimento marcato, interventi chirurgici, protesi dentarie, cicatrici, ecc.).
La norma UNI 11719 non stabilisce una periodicità fissa obbligatoria.
Tuttavia, la buona prassi tecnica internazionale raccomanda una ripetizione almeno annuale, specialmente in contesti ad alto rischio.
La UNI 11719 prevede due tipologie di fit-test:
Metodo qualitativo
Si basa sulla capacità dell’utilizzatore di percepire una sostanza di prova (es. sostanze dal gusto amaro o dolce).
È un metodo soggettivo e può essere utilizzato solo per determinati livelli di protezione.
Metodo quantitativo
Fornisce una misurazione oggettiva della tenuta, tramite uno strumento che rileva le perdite d’aria. Lo strumento misura le particelle all’interno e all’esterno della maschera restituendo un valore numerico chiamato fit factor.
I metodi quantitativi più diffusi sono:
Il metodo quantitativo è preferibile in ambienti ad alto rischio o quando sono richiesti elevati fattori di protezione.
Il test deve essere eseguito da un operatore competente, con conoscenze in:
· salute e sicurezza sul lavoro;
· protezione delle vie respiratorie;
· utilizzo delle strumentazioni specifiche.
Esistono schemi volontari di qualificazione, come Fit2Fit, che attestano la competenza dell’operatore. Tali certificazioni non sono obbligatorie per legge, ma rappresentano una garanzia di professionalità.
Se il fit-test dà esito negativo:
1. Verificare che non vi siano errori procedurali o strumentali.
2. Provare una taglia diversa dello stesso modello.
3. Provare un modello differente.
4. Se necessario, individuare un diverso tipo di APVR compatibile con la valutazione del rischio.
Non è ammissibile ridurre il livello di protezione se il rischio richiede un dispositivo a tenuta.
Non esiste una sanzione specifica per il “mancato fit-test”.
Tuttavia, se il DPI non è idoneo al lavoratore e non garantisce la protezione prevista, si configura la violazione dell’art. 77 del D.Lgs. 81/2008, con le relative sanzioni penali e amministrative.
Il fit-test rappresenta quindi uno strumento tecnico per dimostrare l’idoneità del DPI e tutelare sia il lavoratore sia il datore di lavoro.
Se hai bisogno di capire come scegliere l’APVR più adatto leggi il nostro articolo sui Gas Inodori e incolori